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| L’olivo
accompagna da millenni la vita e la cultura dell’umanità.
Leggenda e mitologia, storia e religione vedono in questo
albero l’espressione più alta di alcune
loro manifestazioni. L’uomo vi ha trovato da sempre
una fonte preziosa di risorse, non solo alimentar. Reperti
e tracce di piante del genere Olea, a cui appartiene
l’olivo, risalgono a milioni di anni or sono.
La prima testimonianza fossile che riguarda l’olivo
selvatico in Italia è stata trovata in Toscana,
nelle marne di Gabbro, sui monti di Livorno, e risalirebbe
a 12 milioni di anni fa. Nel periodo neolitico (9.000-2.500
anni a. C.) sembra che le |
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popolazioni
italiche raccogliessero le olive delle piante spontanee
per mangiarle ed estrarre olio; questo veniva più
che altro utilizzato per fare luce o come unguento o
medicamento. Il luogo d’origine dell’olivo
gentile, come lo conosciamo oggi, viene individuato
nell’Asia Minore, da dove si sarebbe diffuso in
Egitto e poi in Grecia e in tutto il bacino del Mediterraneo.
Che siano tanti i secoli trascorsi da quando l’uomo
ha incominciato a utilizzarne il legno e il frutto ce
lo dicono le leggende mitologiche, oltre alla storia
antica religiosa e poetica. Basti pensare all’episodio
biblico della colomba che porta a Noè un ramoscello
d’olivo a |
| indicare
la fine del diluvio universale e la scomparsa dell’acqua
sulla terra; alla leggenda greca che vede Atena vincitrice
di una sfida con Poseidone grazie al dono dell’olivo
fatto agli uomini; alla descrizione che Omero (VIII
sec. a. C.) dà, nell’Odissea, della base
del letto matrimoniale che Ulisse ricavò dal
tronco di un olivo millenario. L’olivo è
un albero che è stato per gli antichi simbolo
di vittoria e di gloria, che ha fornito per millenni
legno da opera e da bruciare, frutto per alimento, olio
come fonte di luce e sostanza per curare i malati e
per preparare cosmetici. Non è chiaro a quale
epoca risalgano le prime vere e proprie coltivazioni;
inizialmente, come si diceva, le |
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| popolazioni
utilizzavano la produzione dell’olivo selvatico,
diffuso un po’ dappertutto sulle coste mediterranee;
poi certamente individuarono i tipi più produttivi
dando inizio alla costituzione di veri e propri oliveti.
È soprattutto in Puglia che l’olivicoltura
ha un’intensa ripresa a partire più o meno
dal XII secolo, tanto che nel Duecento mercanti veneziani,
toscani, genovesi e perfino dell’Europa centrale
istituiscono filiali con ampi magazzini per l’olio
nei porti pugliesi. Da questi, e fino al XVIII secolo,
partiranno grandi carichi di olio non solo per il settentrione
d’Italia ma anche per il centro-nord Europa. |
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| Oltre
che per l’illuminazione l’olio era molto
richiesto per preparare saponi, tanto che dai porti
pugliesi partivano ogni anno, con quella destinazione,
più di 80.000 quintali di olio. Altro impiego
importante riguardava la lavorazione delle lane; si
pensi che nel 1347 l’Arte della Lana, a Firenze,
importò circa 200 tonnellate di olio dal Meridione.
Allo sviluppo dell’olivicoltura pugliese, accanto
alle favorevoli condizioni climatiche, molto contribuirono
i commerci dei veneziani, i quali, durante il XIII secolo,
stabilirono prezzi differenziati per l’olio a
seconda della sua provenienza: per ogni mille libbre
di olio napoletano e pugliese tre ducati; un ducato
per oli di altra provenienza. |
| Nel
XVI secolo il commercio dell’olio in Puglia era
così importante che il viceré di Spagna
ordinò l’apertura di una strada che collegasse
la Puglia a Napoli per rendere più veloce e agevole
il commercio dell’olio. Dopo un periodo di decadenza
nel XVII secolo, durante il quale guerre e conflitti
politici, pestilenze e calamità varie portarono
all’abbandono di numerose piantagioni, il Settecento
vede una ripresa crescente; è l’epoca in
cui Bitonto, divenuta nel corso dei secoli uno dei maggiori
centri di produzione e commercio dell’olio, e
per questo considerata la «città dell’olivo»,
vede nel proprio territorio oltre 300 frantoi. |
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